IL CANONICO GEDEONE
1608 58. Allorché Francesco, sofferente per
il male d'occhi si trattenne per alcuni giorni nel palazzo
del vescovo di Rieti, un ecclesiastico di quella diocesi,
di nome Gedeone, uomo molto mondano, giaceva infermo per una
grave e molto dolorosa affezione ai reni. Non riusciva a muoversi
e girarsi nel letto, se non aiutato, né poteva alzarsi
e camminare, se non sorretto da più persone. Quando
lo portavano così, andava curvo, e quasi contratto
per il dolore dei reni, e non era in grado di stare dritto.
Un giorno, fattosi portare da Francesco, si accasciò
ai suoi piedi e lo pregava con molte lacrime che gli facesse
il segno della croce. Gli disse Francesco: «Come posso
tracciare questo segno su te, che in passato sei vissuto sempre
secondo le brame della carne, senza pensare ai giudizi di
Dio né temerli?». Ma vedendolo così tormentato
dalla grave malattia e da atroci dolori, il Santo fu preso
da compassione e gli disse: «Io ti segno nel nome del
Signore. Però, se a Lui piacerà guarirti, bada
di non tornare al vomito. Ti dico in verità che, se
tornerai al vomito, ti capiteranno mali peggiori dei primi.
Inoltre incorrerai in una durissima condanna a causa dei tuoi
peccati, ingratitudini e disprezzi della bontà del
Signore».
Fatto che ebbe Francesco il segno della croce su colui, subito
Gedeone si raddrizzò, libero dal suo male. E nel drizzarsi,
le sue ossa scricchiolarono come quando uno spacca della legna
secca con le mani.
Ma dopo pochi anni, Gedeone ritornò alla sua mala vita,
senza badare alle parole rivoltegli dal Signore per bocca
del suo servo Francesco. Così gli accadde che un giorno,
mentre era a cena in casa di un altro canonico suo collega,
e la notte dormiva colà, il tetto dell'abitazione crollò
d'improvviso su tutti gli inquilini: gli altri scamparono
da morte, solo quello sventurato fu colpito in pieno e morì.